Sale 0: “La città che non vorrei”

In questa fase in cui i nostri sogni sono stati schiacciati prima dalle crisi economiche, poi dalla pandemia e infine dalla guerra (nuovamente) in Europa, la rivista SALE si pone come qualcosa in divenire, la prospettiva di un sogno ancora non raccontato.

SALE, declinato nella lingua inglese, assume il significato di vendita, o meglio, svendita che la città sta facendo degli spazi, delle competenze, della socialità e della cura. Rivendichiamo un cambiamento radicale nella nostra società e anche nella città che abitiamo, ma che sia a vantaggio di tutti e tutte, che tenga presente soggettività non conformi, che vada a migliorare la vita di donne e uomini, di anziani e anziane con ridotta mobilità, di precari e precarie, delle persone migranti. Vogliamo un luogo in cui si possa vivere, ad esempio, sostenuti da un welfare autentico e allietati da luoghi di vita collettiva in cui poter passare il tempo fuori dalle logiche di consumo.

SALE esercita il senso critico, le proposte costruttive, l’analisi degli spazi e di tutto quello che attraversa Genova, la nostra città.

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